Santissimo Crocifisso Galatone (17)

Il “Crocifisso” di Galatone, gioiello barocco del Salento

È uno dei gioielli barocchi più notevoli del Salento – alla cui realizzazione contribuì anche Giuseppe Zimbalo, il più importante e rappresentativo esponente di questo stile – nonché uno dei maggiori esempi di architettura seicentesca della provincia di Lecce; e da oggi sarà finalmente restituito in tutto il suo splendore a cittadini e turisti: si tratta del santuario del Santissimo Crocifisso della Pietà di Galatone, conosciuto dai galatonesi semplicemente come “il Crocifisso”. Costruito fra il 1683 e il 1694 da maestranze salentine in seguito al crollo di una precedente chiesa del 1623, il luogo di culto deve il suo nome all’icona bizantina raffigurante il SS. Crocifisso della Pietà (XIV secolo) custodita sopra l’altare maggiore, alla quale si attribuiscono eventi miracolosi tra cui il cambio della posizione delle braccia del Cristo (passate da davanti al petto a dietro la schiena).

Questa importantissima testimonianza di arte e di fede torna oggi a nuova vita dopo un travagliato iter di restauro cominciato – come ci spiega il Rettore Don Angelo Corvo – nel 1994 e poi interrottosi bruscamente per problemi burocratici che hanno bloccato i finanziamenti. Fondamentale, allora, la decisione della ditta Leopizzi 1750, che lasciò a sue spese le impalcature montate anche a lavori fermi, per consentire una più rapida ripresa delle opere di restauro (per motivi burocratici, infatti, è più facile riprendere dei lavori sospesi piuttosto che cominciarli ex novo). Una traversata nel deserto durata 11 anni, fino al 2015, anno delle svolta: a giugno Don Angelo viene nominato Rettore e ad agosto viene sbloccata una nuova tranche di finanziamenti, che consente nell’arco di 13 mesi di completare la tanto sospirata opera.

“Un’intera generazione di giovani non conosce il Crocifisso” spiega il Rettore, ma ora le cose stanno per cambiare, e i progetti per il futuro di questa chiesa sono molti e tutti interessanti. Non solo eventi culturali ma anche spirituali, aiutati dai tesori pittorici del Santuario, come la splendida cupola che può essere illuminata a settori nelle notti estive per una meditazione con le icone del tutto unica: “Facciamo finta tutti di aver perso la fede” racconta Don Angelo “e torniamo ad usare l’arte come strumento di catechesi, per educare con la Bellezza i giovani, la comunità, i turisti e tutti i cercatori di verità. Perché la Bellezza salverà il mondo”.

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