Salento New York Times

“Il fascino antico del Salento” conquista il New York Times

Un viaggio fra le bellezze senza tempo del Salento in compagnia, fra gli altri, del regista Edoardo Winspeare: questo il reportage della scrittrice e blogger di origine ghanese Taiye Selasi, apparso sulla versione online del New York Times; un racconto arricchito da splendide fotografie, pubblicato dalla prestigiosa rivista a fine settembre, che si snoda tra terra e mare, toccando Calimera, Otranto, Meplignano…

Selasi è rimasta profondamente colpita dal film di Winspeare, “In grazia di Dio”, e racconta di aver compreso appieno la cruda e allo stesso tempo struggente bellezza del Salento agricolo anche grazie al drammaturgo di nobili origini cresciuto a Depressa, frazione di Tricase, che con la sua arte ha saputo rendere omaggio ai colori della tavolozza salentina: il crema della pietra, il verde degli olivi, l’azzurro del mare.

Il Salento, racconta la blogger, è simile ad una gemma, o forse sarebbe meglio dire simile a molte gemme: “C’è un motivo per cui gli italiani chiamano la Puglia ‘le Puglie’, al plurale. Così come ci sono molte ‘Puglie’, di cui il Salento è una, ci sono anche molti Salento: piccole frazioni distribuite su centinaia di miglia. Dalla città barocca di Lecce, nota come la Firenze del Sud, a Santa Maria di Leuca, la più a sud, che è lambita da un mare caraibico, passando per l’entroterra di Grottaglie, con i suoi vigneti e ceramiche; il Salento è vasto e vario”.

Winspeare è un anfitrione d’eccezione, il simbolo incarnato del territorio che ama sopra ogni cosa. Quando Selasi gli chiede se si considera italiano – lui, erede dal lato paterno di una dinastia anglo-napoletana e da parte di madre della nobiltà mitteleuropea – ride e risponde: “Essere italiani è una cosa. Essere Salentini è un’altra cosa. Sono Salentino. Cosmopolitan Salentino”.
E la scrittrice afferra subito il punto, considerando: “Ho passato due anni a Roma senza mai incontrare il tipo di cosmopolitismo che ho osservato, a tutti i livelli della società, in due giorni nel Salento […] la storia del Salento è una storia di ibridismo.”

Il pensiero, inevitabilmente, va al vero e proprio boom turistico che il territorio sta vivendo: “Pensi che i turisti cambieranno il Salento?” chiede la scrittrice. “E’ più probabile che sia il Salento a cambiare loro”, risponde Winspeare.

Forse ti può interessare: VILLA FARNIENTE – SANTA MARIA DI LEUCA