Arco di Prato Lecce

Itinerari fuori dal comune: “Sulle tracce del Salento fuorilegge”

Per chi non lo conoscesse ancora, Salento a colory (la y non è un refuso) è un geniale e benemerito progetto di ottima divulgazione culturale sul territorio salentino, curato da Alessandro Romano (regista e scrittore), Vincenzo Pescatore (musicista e compositore), Gianluigi Vezoli (cultore di storia medievale) e da un gruppo sempre più nutrito di persone, a vario titolo sono innamorate follemente di questo o quell’aspetto del Tacco d’Italia, che contribuiscono con punti di vista e contenuti sempre di grande interesse.
Uno degli ultimi approfondimenti, citato anche dal quotidiano online Leccesette, riguarda la possibilità di un percorso turistico certamente fuori dal comune, improntato alla figura del “bandito” dei secoli passati.
Fil rouge del viaggio (che vi consigliamo ovviamente di leggere per intero) è l’iscrizione “Qui non si gode asilo”, presente in bella vista sulla facciata di numerose chiese. Come ci spiega proprio Alessandro Romano, autore dell’articolo e ideatore di questo particolare itinerario, in passato i luoghi del culto cattolico erano “zone franche” in cui chi era nei guai con la giustizia poteva trovare rifugio: non solo banditi e tagliaborse, ma anche artisti rimasti intrappolati in questioni più grandi di loro, come il celebre scultore leccese Zimbalo, che ritenuto responsabile del crollo di una fabbrica che stava erigendo, trovò salvezza nella chiesa della Madonna di Costantinopoli.

A Lecce si trova proprio l’Arco di Prato, ingresso alla magione della potentissima famiglia Prato, la cui influenza era capace di garantire ai fuggiaschi diritto di asilo: passare l’Arco significava quindi trovare anche l’impunità. Dalla capitale barocca passiamo ad Aradeo, dove resiste ancora alla sfida dei secoli l’antica colonna con la statua di San Giovanni Battista: “Ancora oggi, in paese – scrive sempre Romano – tutti ricordano che un tempo (e ci sono attestazioni storiche fino a tutto il XVII secolo) che i fuggiaschi inseguiti che riuscivano ad arrivare sotto questa colonna non potevano essere toccati”

Ma non tutti i santuari cristiani erano luoghi al di là del bene e del male: “Qui non si gode asilo” era infatti il chiaro ammonimento scolpito sui frontoni di chiese e conventi per segnalare molto chiaramente ai criminali (veri o presunti) in fuga che oltre questa porta avrebbero trovato magari la salvezza eterna, ma non quella terrena, e ogni guardia di passaggio avrebbe potuto tranquillamente entrare e ridurli in catene. Testimonianze se ne trovano, ad esempio, a Lucugnano, Minervino e Galatina.

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