Lancillotto Padre

Nelle acque del Salento la nave che trasportò il “tesoro della Banca d’Italia”

Una nave adibita al trasporto di un favoloso “tesoro”, affondata durante la Seconda Guerra Mondiale, ritrovata in maniera quasi fortuita: sembra la storia di un film in puro stile hollywoodiano, ma è tutto vero ed è successo nel cuore del Salento, a Nardò. La vicenda, riportata dal Quotidiano di Puglia, è quella del “Lancillotto Padre”: il piroscafo faceva parte della flotta che il 10 settembre del 1943, due giorni dopo l’armistizio, salpò da Fiume per riportare in patria il tesoro della Banca d’Italia ma che sei giorni dopo si inabissò dopo aver urtato una mina nel Golfo di Taranto. Bene: dopo 73 anni il relitto è stato individuato a 10 miglia al largo della costa neretina di Torre Inserraglio. Ma, come specifica giustamente l’articolo, mettendo fine al lato romanzesco della nostra storia, non il tesoro, che fu correttamente recuperato prima dell’inabissamento e che proprio in quei giorni del ’43 fece ritorno in Italia.

La scoperta è stata fatta dal team di sub del Diving “Costa del Sud” di Santa Caterina di Nardò, guidato da Andrea Costantini, che al termine di un anno di ricerche è riuscito ad individuare l’esatta posizione del relitto, dopo che un pescatore aveva trovato, impigliato tra le sue reti, un vecchio portavivande militare con incisi dei nomi, dando il via alla caccia al tesoro (almeno in termini storici e navali, se non economici).

Il relitto del “Lancillotto Padre”, insieme agli altri reperti anche di epoca romana e pre-romana scoperti nel mare di Nardò vanno a costituire un suggestivo percorso turistico in parte già valorizzato ma che certo può essere ottimizzato ulteriormente anche dal punto di vista scientifico, considerati i nuovi e interessanti spunti offerti dalla ricerca sul ripopolamento ittico: i relitti, infatti, costituiscono una barriera protettiva contro la pesca a strascico e un vero e proprio riparo per molte specie marine.

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