Barocco leccese 1

Le sette meraviglie del Salento: il barocco leccese

La Controriforma cattolica, la dominazione spagnola e la presenza di un materiale assolutamente peculiare, ovvero la pietra leccese, sono i principali ingredienti di uno dei cocktail artistici più sorprendenti, eccessivi ed estetizzanti della ricchissima storia italiana: il barocco leccese, sviluppatasi tra la fine del XVI secolo e la prima metà del XVIII secolo e che vede il suo simbolo nel capoluogo salentino.

La formula è straordinaria. Innanzitutto, spiritualità: la Riforma protestante, per marcare le distanze con una chiesa romana percepita come mondana e materialista, prediligeva per i luoghi di culto austerità e rigore. Il cattolicesimo risponde abbandonando le linee classiche proprie del Rinascimento e inventando il Barocco, uno stile estroso e immaginifico, che dopo aver catturato lo sguardo dell’osservatore in un tripudio di forme e movimenti lo spinge verso l’alto, quasi ad indicare che la strada per il Cielo può (e forse deve) passare per la bellezza.

Il secondo elemento è la Storia: l’egemonia spagnola ha soppiantato quella aragonese nella penisola salentina, ed il gusto dei nuovi dominatori porta l’influenza del cosiddetto “plateresco spagnolo”, ovvero lo stile adottato per le elaborate decorazioni dei piatti (appunto, “plata”) d’argento. Si comincia dai palazzi sacri, grazie all’impulso del Vescovo Luigi Pappacoda, ma il contagio è inarrestabile: i principi secolari vogliono ben presto rivaleggiare con quelli della Chiesa, e alla fine, nello spazio di due secoli, il barocco conquista anche le facciate degli edifici privati, imprimendo a Lecce uno dei suoi aspetti più caratteristici.

Ma l’elemento chiave, ciò che davvero ha reso vincente l’irresistibile ascesa del barocco leccese, non l’hanno portato né gli hidalgos spagnoli né i porporati romani, perché stava da milioni di anni sotto la terra, aspettando pazientemente il suo momento: la “pietra leccese”. Questa particolare forma di calcare, infatti, viene anche chiamata “pietra gentile”, perché appena estratta presenta una grande duttilità, che ne rende la lavorazione estremamente agevole. Con questa creta sottomano, il genio artistico di architetti locali come Giuseppe Zimbalo, Giuseppe Cino, Gabriele Riccardi, Francesco Antonio Zimbalo, Gustavo Zimbalo, Cesare Penna, Mauro Manieri ed Emanuele Manieri è libero di esprimersi e di produrre gioielli di caratura internazionale come piazza Sant’Oronzo, Piazza del Duomo, la basilica di Santa Croce, il Palazzo del Governo e molti altri.

Forse ti può interessare: VILLA RIZZELLO MARINA DI TORRE SUDA

LEGGI ANCHE: Le sette meraviglie del Salento: Leuca e “l’incontro” tra i due mari

LEGGI ANCHE: Le sette meraviglie del Salento: Roca Vecchia e la Grotta della Poesia