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Lecce
Turismo aperto tutto l' anno
Le origini e la storia della città
Una leggenda narra che Lecce fu fondata ai tempi della guerra di Troia, ma sulle sue origini non ci sono notizie certe. Secondo alcuni studiosi, Lecce era l’antico centro messapico di Sybar, nome il cui significato rimane ancora dubbio: “città del sole” come vorrebbero molti o “lupo selvaggio sotto un albero” come ricorda lo stemma della città?
A questo simbolo (un lupo sotto un leccio e una corona con cinque torri) si rifà il nome del capoluogo salentino quando dal 268 a.C. venne governata dai Romani e conosciuta come Lupiae. Ma la storia è lunga e attraversa molti secoli prima che Lecce venga finalmente chiamata così. Fu Luppia con i Greci, Licea con i Normanni e Litium con gli Svevi. Da qui infine, attraverso le naturali trasformazioni fonetiche, è diventata Liccio e finalmente Lecce.
La pietra leccese e il barocco
Lecce è rinomata come “signora del Barocco” per lo stile inconfondibile che caratterizza questa città d’arte. Di notevole valore è il patrimonio architettonico riferito ai secoli diciasettesimo e diciottesimo.
E’ nel ‘600 che sorgono la maggior parte degli edifici religiosi e civili, caratterizzati da un tipo singolare di architettura e scultura che non trova esempi in nessuna altra parte del mondo: il barocco leccese, che sembra aver completamente trasformato l’immagine di Lecce sino a caratterizzarla al punto tale che, da allora in poi, risulta difficile riconoscere i segni urbani delle stratitificazioni precedenti. Sfruttando le possibilità decorative offerte dalla pietra leccese - un calcare omogeneo e compatto, facile da lavorare grazie al certosino lavoro di abili scalpellini -, si è dato origine a degli autentici capolavori da sembrare merletti o gioielli in filigrana.
Il barocco leccese è tipico per l’elegante compostezza delle forme rinascimentali e la ricchezza degli elementi decorativi: balaustre, trafori, colonne tortili, nastri di fiori e frutta svolazzanti, che traggono ispirazione dalla cultura agricola contadina e dai motivi classici del mondo colto.
Quest’arte che si è sviluppata nel tempo grazie ad una tradizione artigiana floridissima si è diffusa anche nelle costruzioni minori fino ad interessare le abitazioni più modeste. I maestri maggiori furono Gabriele Riccardi e Francesco Antonio Zimbalo, ancora misurati e prossimi al classicismo cinquecentesco, Giuseppe Zimbalo detto lo Zingarello – il più fastoso e sfrenato, Cesare Penna scultore di elegante sensibilità, Achille Carducci e Giuseppe Cino che moderano l’esuberanza decorativa in forme più eleganti ed aggraziate
Anche il settecento è un secolo fervido per l’attività edilizia. Infatti: continuano a costruirsi chiese e palazzi e tra gli architetti che godono la maggiore considerazione dei committenti occorre citare Emanuele e Mauro Manieri, artefici di numerosi e scenografici palazzi.
La Basilica di Santa Croce
Capolavoro del barocco leccese è sicuramente la Basilica di Santa Croce. I lavori di costruzione di questa chiesa iniziarono alla fine del ‘500, sulle rovine di una precedente chiesa del ‘300 e furono commissionati dai Padri Celestini a Gabriele Riccardi, il cui nome è ricordato dalla piazzetta antistante la basilica. Passeggiando per le strette strade della città vecchia ci si imbatte nella grandiosa facciata a tre porte di Santa Croce. Un tripudio di arazzi, ricami e decori. La parte superiore della facciata è dominata dall’immenso rosone centrale, elemento del romanico pugliese, abilmente arricchito da un’originalissima decorazione barocca. I puttini sono un elemento decorativo ricorrente sia all’esterno sia all’interno della Basilica, in particolare sugli altari commissionati dall’aristocrazia salentina, che, meno ricca di quella napoletana, ha saputo sfruttare l’adattabilità ma anche il minor costo e la maggiore disponibilità della pietra leccese per supplire alla mancanza di soldi per i costosi quanto preziosi marmi.
Accanto a Santa Croce c’è il palazzo della Prefettura, precedentemente Convento dei Celestini, la cui facciata appare armonicamente legata alla Basilica, costituendo quasi un tutt’uno.
Piazza Sant’Oronzo e il Vescovato
Centro e cuore vitale di Lecce è Piazza Sant’Oronzo, protettore della città, a cui è dedicata la colonna che campeggia al centro della piazza. Il Vescovato è un’altra perla del capoluogo salentino, soprattutto di sera, quando una sapiente illuminazione restituisce tutto il fascino di un luogo sacro, teatro preferito per gli sposi che da tutti i paesi vicini vengono a farsi fotografare. Il Vescovato o piazza del Duomo è il risultato del rifacimento pressoché totale, effettuato da Giuseppe Zimbalo a fine Seicento, della precedente Cattedrale normanna.
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L'Artigianato Tipico
Caratterizzano la città, più che altrove in tutto il Salento, due attività artigianali in particolare, che hanno radici lontane nel tempo e che ancora oggi proseguono i sistemi di produzione adottati da secoli: la produzione dei manufatti in cartapesta e in pietra leccese. C’è chi a giusta ragione ascrive questo tipo di artigianato tra le arti minori.
Non si può menzionare Lecce senza pensare all’originale produzione di cartapesta, un’arte povera, che è stata testimone di uno straordinario sviluppo dopo il diciottesimo secolo.Quest’arte si è radicata e diffusa con la Controriforma quando, per rafforzare il sentimento religioso, la Chiesa richiedeva una abbondantissima produzione di statue e figure che rappresentassero con immeditezza i misteri della fede, dalle sembianze esteriori e di espressione di sentimenti vicinissime alla realtà. Le tecniche adoperate oggi sono ancora quelle tradizionali, adottate nelle botteghe artigianali che abbondano nel centro storico.
E’ frequente incontrare nel cuore della città diverse botteghe di scalpellini, che continuano quella tradizione manifesta sulle facciate delle chiese e che hanno reso la città la “signora del Barocco”. La pietra leccese, un calcare duttile ed omogeneo, ancora oggi ispira i lavori di molti artisti-artigiani che si cimentano a lavorare oggetti di arredo, dando vita ora a forme originali e ed innovative ora ancorate alla tradizione.
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